Teodoro Bronzini - puntata 1

Governare con l'immigrazione

Cosa poteva offrire il mare di Porto Recanati alla famiglia di un umile pescatore, mentre sotto il governo di Crispi la parte più debole della giovanissima Italia precipitava sempre di più in una vertiginosa crisi finanziaria? Così poco da non concedere di coltivare speranze per un miglioramento delle condizioni di vita. Però in quello scorcio finale dell’800, una serie di circostanze inculcavano l’illusione di una terra promessa raggiungibile fuggendo aldilà. Aldilà dell’oceano infinito dove l’approdo prediletto da liguri e maceratesi della costa era l’Argentina, un paese nuovo allora governato da una filosofia politica riassumibile nella frase di Juan Batista Alberdi: governar es poblar, governare è popolare nel senso di gestire la forza lavoro arrivata per più della metà dall’Italia. Sulle orme dei genovesi che si erano ben integrati trovando opportunità di occupazione marittima nella navigazione di piccolo cabotaggio, giunsero a Buenos Aires marinai marchigiani, solleticati anche loro dagli auspici ingannevoli promossi da fiabesche pubblicità sui giornali e dal prodigarsi degli agenti di alcune compagnie marittime, un paio delle quali avevano un ufficio a Macerata.

(Nella foto: pescatori a Porto Reacnati)

Teodoro Bronzini - puntata 2

Tre biglietti per l'Argentina

Per le compagnie di navigazione queste rotte transoceaniche furono un affare d’oro, così clamoroso al punto che giungevano a Buenos Aires cento piroscafi al giorno, depositando un formicolare di umanità marginale. Ad accogliere il loro febbrile spaesamento, quel luogo di frontiera e memoria che è stato l’Hotel de Immigrantes, dove gli immigrati venivano ospitati per almeno tre giorni dall’ufficio di immigrazione che trovava il lavoro a chi era arrivato senza averne uno, ma seguendo un regolamento scritto dal legislatore che stabiliva l’identikit dell’emigrante: doveva essere una persona che aveva viaggiato in seconda o terza classe, avere meno si sessant’anni e non essere gravato da difetti fisici o malattie. Tutti requisiti che rispondevano perfettamente ai membri della famiglia Bronzini con il capostipite Giovanni, abile pescatore e marinaio, la moglie Luisa Giorgetti lavandaia e il primo genito Domenico. Non sappiamo se la famigliola portorecanatese imbarcatasi nel 1885 sia partita da Napoli o da Genova per quel viaggio di solo andata che sarebbe durato dai trenta a i quaranta giorni di navigazione.

(Nella foto: partenza per le Americhe)

Teodoro Bronzini - puntata 3

Ballasse il bastimento!

Per le compagnie di navigazione queste rotte transoceaniche furono un affare d’oro, così clamoroso al punto che giungevano a Buenos Aires cento piroscafi al giorno, depositando un formicolare di umanità marginale. Ad accogliere il loro febbrile spaesamento, quel luogo di frontiera e memoria che è stato l’Hotel de Immigrantes, dove gli immigrati venivano ospitati per almeno tre giorni dall’ufficio di immigrazione che trovava il lavoro a chi era arrivato senza averne uno, ma seguendo un regolamento scritto dal legislatore che stabiliva l’identikit dell’emigrante: doveva essere una persona che aveva viaggiato in seconda o terza classe, avere meno si sessant’anni e non essere gravato da difetti fisici o malattie. Tutti requisiti che rispondevano perfettamente ai membri della famiglia Bronzini con il capostipite Giovanni, abile pescatore e marinaio, la moglie Luisa Giorgetti lavandaia e il primo genito Domenico. Non sappiamo se la famigliola portorecanatese imbarcatasi nel 1885 sia partita da Napoli o da Genova per quel viaggio di solo andata che sarebbe durato dai trenta a i quaranta giorni di navigazione.

(Nella foto: emigranti ammassati su una nave dirette a Buenos Aires)

Teodoro Bronzini - puntata 4

Marchigiani nella Boca xeinese

Prima di tutto, una volta espletate le pratiche doganali, era necessario trovare un alloggio attraverso gli intermediari che attendevano i migranti per offrire loro la sistemazione in uno dei tanti conventillos della città, condomini fatiscenti senza comodità e con il bagno da dividere tra diverse famiglie. I Bronzini trovarono sistemazione in uno di questi indecenti appartamenti nel barrio de La Boca, un melting pot che sorge sulla foce del Riachuelo e dove la maggioranza degli abitanti era costituita da immigrati genovesi, portatori di una straordinaria linfa vitale per le attività di navigazione, ma anche del sentimento nostalgico tramutatosi nell’energia indisciplinata con cui hanno affrontato le autorità locali. In sostanza la comunità ligure si sentiva così legata alle proprie origini da autoproclamare in quel quartiere ai margini di Buenos Aires, una fantomatica Republica Indipendiente de la Boca, issando la bandiera di Genova e firmando un atto formale che inviarono al re Umberto I°. In questo vivacissimo contesto, che l’allora Presidente Roca risolse convincendo i rivoltosi ad ammainare la bandiera rinunciando alle loro fantasticherie, il 10 ottobre del 1888 la famiglia Bronzini festeggiò la nascita del secondo genito battezzato con il nome di Teodoro.

(Nella foto: un conventillo del barrio de la Boca a Buenos Aires)

Teodoro Bronzini - puntata 5

La Marchigiana

Tre anni dopo i Bronzini decisero di trasferirsi in una città marittima a sud est, che nel 1874 ii suo fondatore ha chiamato Mar del Plata, inizialmente vocata per le attività della pesca e in seguito per quella del turismo balneare d’élite, fonte di sviluppo sin dal 1888 quando aprì le porte il lussuosissimo Hotel Bristol, divenendo meta dell’aristocrazia di Buenos Aires che saliva sul treno alla stazione di Constitucion e con un viaggio di sole…10 ore, giungeva in quel paradiso esclusivo. Nel nuovo contesto Giovanni Bronzini lavorava come pescatore, utilizzando una tecnica sconosciuta ai colleghi locali che ancora ricorrevano al costume atavico di trainare a riva le loro barche con i cavalli. Una leggendaria informazione tramandata attraverso le voci di diverse generazioni, sostiene che il laborioso portorecanatese armò una imbarcazione battezzandola in un fremito di patrio orgoglio con il nome La marchigiana. Con lei pescava in quel immenso mare generoso ma pericoloso, perché esposto a tempeste apocalittiche come quella che puntualmente esplode laggiù in agosto e che è stata la responsabile della infausta tragedia del 1946, quando cinque imbarcazioni affondarono e tra queste la Pumara su cui erano imbarcati sette marinai di natali portorecanatesi.

(Nella foto: i tre fratelli Bronzini con i genitori)

 

 

 

 

 

Teodoro Bronzini - puntata 6

Teodoro al lavoro

Il piccolo Teodoro già a 8 anni, oltre a frequentare la scuola, contribuiva al risicato bilancio familiare su cui incideva anche l’arrivo di Luis, l’ultimo dei fratelli Bronzini. Dopo il primo apprendistato presso uno stabilimento balneare sulla celebre spiaggia Bristol, l’esperienza di garzone alla tipografia Gutemberg, quella al quotidiano El Pais, l’intraprendente bambino trova un’occupazione come fattorino all’Hotel Bristol, il più sontuoso dell’intero continente, tutto illuminato dall’elettricità e con una sala ristorante di almeno 1000 metri quadri (nella foto). Bronzini terminò gli studi qualificandosi come contabile preparato alla futura attività di assicuratore ma allo stesso tempo, sviluppò una cultura da autodidatta, attratto da temi quali il libero pensiero e i principi del socialismo che scatenarono la febbre ideologica nel quale covava la grammatica del suo vero talento.

(Nella foto: il salone da pranzo del Bristol di Mar del Plata)

Teodoro Bronzini - puntata 7

La loggia e il processo

 

La fatidica folgorazione avvenne quasi per caso, quando tornando a casa da scuola e ancora adolescente, gli capitò di ascoltare riunioni di lavoratori dove si parlava di quella libertà e di quella giustizia che sarebbero state le stelle polari seguite per tutta la vita. A fronte di questi interessi, nel 1911, poco più che vent’enne, fu iniziato alla più vetusta loggia massonica argentina, la 7 de Junio, di cui in futuro sarebbe diventato presidente. Sempre in quell’anno, insieme ai suoi nuovi sodali massoni e a liberi pensatori, socialisti, radicali, Bronzini si affaccia all’ attività pubblica, partecipando alla "Giunta Popolare di Resistenza ai Commissari Municipali" creata a Mar del Plata per smascherare l’opacità fangosa che nascondeva le nefandezze commesse dagli amministratori della città. L’emergere di scandali e frodi sfociò nella proclamazione di nuove elezioni municipali in cui Bronzini fu eletto consigliere nel Partito Liberale da lui fondato nell’ottobre del 1913. Purtroppo, non avendo ancora compiuto i 25 anni richiesti dalla legge per assumere quel ruolo, non ha potuto ricoprirlo e per di più ha dovuto sostenere un processo a suo carico, difendendosi dall’accusa di usurpazione d’ufficio.

 

Nella foto: un ritratto di Teodoro Bronzini nel 1910)

 

 

 

 

Teodoro Bronzini - puntata 8

Giornalisti portorecanatesi

L’anno precedente alla sua elezione del 1913, Bronzini collabora con il settimanale El Liberal iniziando la sua ribollente carriera giornalistica che in Argentina aveva svolto prima di lui un altro illustre portorecanatese come l’impetuoso Attilio Valentini, direttore progressista del quotidiano La patria degli italiani.  Quest’ultimo era un giornalista dalla penna squisita, intinta nell’inchiostro bruciante dell’ironia e della più velenosa critica sociale. Tutte doti a cui corrispondeva un carattere decisamente impulsivo al punto da rivelare i tratti del sopraffino cercatore di rogne, fino al punto da non escludere il regolamento delle controversie, sfidando a duello la controparte. Nel 1892, a questa sua propensione bastò l’interpretazione di una sottolineatura che si permise di apporre un argentino sotto una parola contenuta in un documento: sottolineatura che agli occhi di Valentini parve esprimere un odioso dileggio nei confronti dell’Italia. Accecato dall’ira, l’allora trentatreenne giornalista, lo sfidò alla pistola avendo la peggio per via del preciso proiettile che il suo avversario gli piazzò nel petto.

Nella foto: un ritratto di Teodoro Bronzini incrocia il fioretto con Josè Di Martino)

Teodoro Bronzini - puntata 9

La casa degli italiani

Nel 1915, l’attrazione per la carta stampata fa fondare a Bronzini, un secondo periodico La Verdad e in seguito il settimanale El Trabajo. Quest’ultima testata lo vedrà come primo direttore e responsabile di una rubrica editoriale da cui sviluppò costantemente la lotta per l’affermazione dei principi socialisti di giustizia sociale nella democrazia. Dal 1920, la periodicità divenne quotidiana, guadagnandosi il ruolo di principale giornale socialista pubblicato nella Provincia di Buenos Aires. I colpi di stato che si sono susseguiti costrinsero Bronzini sospenderne la pubblicazione ogni qual volta i diktat dei militari al governo glielo imponevano, un tira e molla che durò fino alla chiusura definitiva del suo giornale avvenuta del 1974 per questioni economiche. Qualche mese prima di fondare El Trabajo, Bronzini aveva aderito al Centro Socialista creato a Mar del Plata nel 1907, entrando in seguito nel Partito Socialista che sarà la casa dalla quale esprimere i suoi ideali. Le dichiarazioni di colleghi e conoscenti lo descrivono come un fuoriclasse che seppur autodidatta aveva doni sapienziali, quasi si trattassero del naturale approdo dopo un suo personalissimo baccalaureato.

(Nella foto: una stampa promozionale in favore di El Trabajo)

Teodoro Bronzini - puntata 10

Stile, austerità, poche parole

Refrattario ai compromessi poco trasparenti, univa all’istintivo dominio della materia politica, l’indole di uno stile austero palesato in ogni circostanza dal riserbo e dall’empatia. Le sue salde convinzioni venivano espresse puntualmente con poche parole e una competenza mai esibita ma proclive all’ascolto dei bisogni popolari che erano la sua bussola. Lavoratore infaticabile, ha analizzato gli aspetti che sopravvivevano nel funzionamento della vita sociale, fungendo da regista per smantellarli ad esclusivo beneficio della comunità. Insomma un predestinato forte di notevoli riserve di generosità che, dopo qualche altra esperienza come consigliere comunale, giunse nel 1920 a ricoprire la carica apicale di sindaco di Mar del Plata. Una posizione delicata che Bronzini ha onorato con l’ostinata serietà di chi sa che deve meritarsi il record di essere il primo sindaco socialista nelle Americhe, un’unicità che lo metteva in posizione scomodissima e addirittura pericolosa. A quei tempi chi come lui si metteva contro il sistema corruttivo e i suoi affari illeciti nell’amministrazione del bene pubblico, correva il rischio di prendersi una pallottola fatale. Puntualmente alcuni scalmanati ci avevano provato, tramando una cospirazione per ucciderlo. Fortunatamente questo pericolo fu scongiurato grazie alle precauzioni consigliate a Bronzini da un coadiutore di partito, l’illustre farmacista Antonio Valentini che nel 1881 fondò la prima farmacia della città. Anche questa sorta di maestro socratico era delle Marche, dove era nato a Belforte all’Isauro in provincia di Pesaro laureandosi ad Urbino e sposandosi con Maria Zaccagni di Sant’Angelo in Vado.

(Nella foto: ritratto del farmacista marchigiano Antonio Valentini)

 

 

 

Teodoro Bronzini - puntata 11

Il sindaco passionario

Dopo il primo incarico di sindaco nel 1920, Bronzini fu rieletto nel 1924 conquistando anche i favori dell’alta borghesia che aveva superato le proprie preoccupazioni, nell’eleggere come Intendente un socialista ed per di più dalle origini umili. Questo largo appoggio gli fu utile a essere nominato consigliere nel 1926 e di nuovo sindaco per il 1928-1929, mettendosi al servizio della comunità per aiutare il progresso della città con opere pubbliche, strade, illuminazione e assistenza. Tuttavia, anche quest’ultimo mandato fu interrotto da un altro intervento giudiziario nel settembre 1929, a soli 60 giorni dal suo successo elettorale, con il palese scopo di evitare che l’amministrazione della città fosse ancora una volta nelle mani di un sindaco socialista. A riprova della stima popolare meritata dal sindaco, i cittadini di Mar del Plata contestarono energicamente il provvedimento, fino ad occupare i binari ferroviari bloccando il treno che doveva portare Bronzini nella città dove sarebbe stato giudicato per una presunta accusa di corruzione.

(Nella foto: Teodoro Bronzini tra i polizziotti incaricati del suo arresto)

Teodoro Bronzini - puntata 12

L'epoca delle frodi

 

Se durante gli anni venti Bronzini riscosse due vittorie elettorali consecutive, con il partito votato da una percentuale superiore al 50% degli aventi diritto, di lì a poco il momento politico stava volgendosi al peggio, condizionato dalla crisi conseguente al crollo di Wall Street che ebbe una ripercussione importante sull’economia Argentina. Nell’aria era in agguato il nembo che avrebbe annunciato la lunga tempesta del colpo di stato, lunga tutta la decade degli anni trenta e per questo battezzata “decade infame”. In breve tempo i militari che lo avevano ordito, inviarono a Mar del Plata commissari fidati per garantire frodi elettorali con lo scopo di impedire a Bronzini la riconquista della carica di sindaco insieme ai socialisti. Nella cupezza di quell’atmosfera solfurea iniziava un periodo in cui la guida della città è stata stabilita in omogenea armonia con i progetto politico del governo militare.

(Nella foto: Teodoro Bronzini in Plaza Rocha nel 1937)

 

Teodoro Bronzini - puntata 13

La banalità dei colpi di stato

Nonostante questa impronta dittatoriale che si opponeva con tutti i mezzi alla popolarità conquistata da Bronzini, l'intenso lavoro di modernizzazione della città svolto da lui e dagli altri sindaci socialisti negli anni '20, sarebbero rimasti a lungo nella memoria degli abitanti di Mar del Plata. Così, a dispetto della nefasta fase della politica militarizzata e i suoi metodi di dissuasione, erano insopprimibili i presupposti per riconsegnare un mandato al leggendario sindaco socialista, questa volta con l’incarico di deputato presso il governo provinciale che gli venne conferito nel 1933 con una validità triennale. Nella stessa istituzione fu rieletto nel 1948, rimanendo l’unico socialista in carica durante il periodo governato dal giustizialismo peronista terminato nel 1955. In quell’aula governativa della provincia, la sua voce solitaria risuonava viscerale e con tutta la forza di cui era capace, senza temere le possibili conseguenze che colpivano continuamente chi osasse interferire opponendosi alla linea dettata da Peron. Contro questa ostinazione che non lo faceva retrocedere d’un solo passo nella lotta per i suoi principi incrollabili, non tardarono i provvedimenti giustificati da un escamotage per mettere a tacere quell’incauto contestatore, imprigionandolo per un breve periodo nel penitenziario di massima sicurezza, l’Unità 1 di Olmos a la Plata, che all’epoca ospitava gli oppositori politici.

(Nella foto: Teodoro Bronzini nell'agosto 1944)

Teodoro Bronzini - puntata 14

Dopo Peron

La legislatura peronista fu interrotta con la cosiddetta Revolucion Libertadora, ordita nel 1955 da militari antiperonisti che destituirono l’élite del giustizialismo con mano dura e senza troppi scrupoli nel rispettare i diritti umani. A sostenere questa nuova fase c’era l’appoggio dalla chiesa e anche l’adesione dei socialisti di Bronzini che partecipò all’Assemblea Costituente nazionale del 1957 dove si discuteva sulla abrogazione la costituzione peronista del 1949, a vantaggio di un ritorno a quella storica promulgata più di un secolo prima. La sua fitta parabola politica si concluse con due ultimi successi elettorali che lo hanno visto di nuovo sindaco a Mar del Plata nel 1958 con oltre 35 mila preferenze, e senatore della Provincia di Buenos Aires dal 1963 fino al burrascoso colpo di stato del 1966, quando il Congresso fu sciolto, i partiti politici banditi tra purghe, epurazioni e repressioni come la violenta "Notte dei lunghi bastoni" che bersagliò accademici e studenti dell’università.

 

(Nella foto: Bronzini al Festival Internazionale del Cinema di Mar del Plata,  1959)

Teodoro Bronzini - puntata 15

Fino all'ultimo respiro

Bronzini nel 1978, durante i festeggiamenti per aver superato la linea d’ombra degli novant’anni, prese la parola improvvisando un discorso illuminato dal suo temperamento ribelle, incapace di piegarsi alle ingiustizie che si stavano abbattendosi sulla sua città. Infiammando ogni fibra del suo essere, in quella serata all’Hotel Hurlingham, ha avuto il coraggio di ingaggiare uno scontro aperto contro l’amministrazione militare che guidava la sua città durante il crudele apogeo di violenza raggiunto dal processo di riorganizzazione nazionale, ideato dalla cricca orchestrata dal generale Jorge Videla. Ma sapeva che questo lancinante canto del cigno non poteva fare molto per aiutare i suoi concittadini, ricambiando la venerazione con cui lo adoravano. A questo sentimento di impotenza si aggiungeva il tradimento dei compagni di strada, quando l’anno seguente ha dovuto assistere sconcertato alla posizione dei socialisti locali che hanno sostenuto il sindaco nominato dalla giunta militare senza passare dal voto popolare. Due anni dopo Don Teodoro si è spento novantatreenne, assistendo alla disastrosa guerra delle Malvinas, che segnò di fatto la fine della dittatura. La democrazia sarebbe ritornata formalmente solo alla fine del 1983, in un quadro dove il vertiginoso declino dei socialisti aveva ridotto ai minimi termini la loro forza nelle battaglie di civiltà che attendevano il Paese. Teodoro Bronzini le sue battaglie le aveva combattute e in gran parte vinte, forse senza immaginare che sta continuando a vincerle nella memoria che ne conservano con orgoglio i marplatensi.

 

(Nella foto: Bronzini festeggiato per il suo novantesimo compleanno)